Anno 2021: l’ANF, l’Europa, il Congresso

L’Europa è una realtà geografica, storica, sociale, politica ed economica tornata felicemente alla ribalta.

La gestione unitaria del piano di vaccinazione per debellare la pandemia in atto, le risorse stanziate a favore degli Stati membri per superare le difficoltà economico-sociali generali dalla emergenza sanitaria da Covid-19, le trattative con il Regno Unito per la gestione degli aspetti più delicati della Brexit, restituiscono un’immagine del “vecchio continente” che si muove unito ed ispirato dai valori della condivisione e della solidarietà.

L’Europa è anche una realtà complessa di diritti e valori che, nell’anno appena concluso, ha celebrato la ricorrenza del ventennale dell’approvazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, avvenuta a Nizza nella notte tra il sette e l’otto dicembre 2000 (l’entrata in vigore è del 1° dicembre 2009).

E l’Associazione Nazionale Forense, nell’anno del ventennale della Carta di Nizza, è stata protagonista in Europa.

Il partenariato guidato dalla Bulgarian Lawyers for Human Rights Foundation e costituito, oltre che dall’ANF, dall’Ordine degli Avvocati di Milano, da Confprofessioni, dall’Universidad de Burgos e dal Consejo General de la Abogacìa Española ha vinto il bando europeo che sostiene i progetti transnazionali di formazione giudiziaria in ambito di diritto civile, penale e di diritti fondamentali (JUST-JTRA-EJTR-AG-2017 – Proposal ID n. 806974), realizzando il progetto denominato “Lawyers4Rights, Lawyers for the Protection of Fundamental Rights”[1].

Il progetto, che si concluderà nel 2021, intende perseguire i seguenti obiettivi: comprendere la rilevanza  della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (CFR), approfondirne la concreta applicazione di fronte a sfide emergenti come la migrazione e il terrorismo internazionale; promuovere la formazione e lo sviluppo della cultura della CFR e valorizzare il ruolo delle professioni legali nella sua interpretazione e applicazione; migliorare la cooperazione tra le professioni legali e sviluppare la conoscenza degli elementi essenziali del diritto dell’UE e la sua applicabilità in ogni contesto nazionale.

Il progetto è stato presentato a Milano nel mese di ottobre 2019 e nel 2020, pur con le difficoltà legate ai vari lockdown nazionali e nelle modalità di volta in volta consentite dalla legislazione di emergenza, il partenariato europeo ha realizzato quattro seminari formativi (due in Italia, a Milano e Roma; uno in Spagna, a Burgos, e uno in Bulgaria, a Sofia)  incentrati, in generale, sulla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e, in particolare, sui temi del ricongiungimento familiare nell’ambito del fenomeno migratorio e della legislazione antiterrorismo in ambito europeo.

È stata, e lo è tuttora, un’esperienza unica: avvocati e operatori del diritto di più paesi hanno avuto l’opportunità di conoscersi, di riferire e condividere le rispettive esperienze, di collaborare per un obiettivo comune.

“Conoscenza” e “cooperazione” sono due degli obiettivi più importanti del progetto “Lawyers4Rights” e allo stesso tempo sono il presupposto più importante per l’affermazione e la tutela dei diritti della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Conoscenza e cooperazione sembrano parole ovvie, ma non è così.

Un’attenta lettura di articoli, saggi, libri e riviste specializzate rivela che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea è descritta come “the worlds’ most modern and encompassing legally binding human rights document[2].

E le motivazioni possono essere così sintetizzate: la Carta non solo combina diritti civili e politici con quelli socio-economici, ma rafforza diritti già consolidati, come, per esempio, in materia di accesso alla giustizia; introduce una nuova declinazione dei diritti umani in settori come quelli della protezione dei dati sensibili, del diritto all’asilo e a una buona amministrazione, della libertà d’impresa e della protezione dei consumatori; è più esplicita sulla necessità di creare società inclusive, ad esempio affrontando i bisogni e i diritti delle persone anziane, delle persone con disabilità, dei bambini, ecc.; è stata redatta in un consesso europeo trasparente, con una forte partecipazione di parlamentari nazionali ed europei, ed è considerata “the expression, at the highest level, of a democratically established political consensus of what must today be considered as the catalogue of fundamental rights guarantees[3].

Certo, anche la Carta di Nizza ha il suo “lato oscuro”.

I sondaggi della Commissione Europea, dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali e del Consiglio dell’Unione Europea evidenziano che negli ultimi anni, solo di poco è migliorato il grado di conoscenza della Carta dei diritti fondamentali dell’UE; che esistono molte differenze tra gli Stati membri dell’UE e al loro interno quanto al numero di cittadini che sanno dell’esistenza della Carta; la maggior parte degli intervistati vorrebbe maggiori informazioni sul contenuto della Carta, su quando si applica e a chi rivolgersi in caso di violazione dei propri diritti; quasi la metà degli intervistati ritiene correttamente che la Carta è giuridicamente vincolante, ma solo il 7% sa riferire correttamente quando si applica[4].

Il “lato oscuro” della Carta tocca anche le istituzioni nazionali, la politica, gli operatori del diritto.

Non a caso, il Consiglio dell’Unione Europea, con un documento adottato nell’ottobre 2019[5], ha invitato gli Stati membri a promuovere una maggiore conoscenza della Carta, a curare in tale direzione la formazione dei politici, dei funzionari pubblici, degli operatori del diritto, delle organizzazioni della società civile, nonché ad assicurare la coerenza con la Carta delle disposizioni nazionali.

Questo significa che giudici, avvocati, operatori del diritto e funzionari della pubblica amministrazione devono possedere un bagaglio di conoscenze di qualità per poter applicare la Carta; che i percorsi formativi devono muovere dall’approfondita conoscenza della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE); che la Commissione Europea deve maggiormente finanziare e promuovere lo sviluppo di competenze sull’applicazione della Carta, che gli Stati membri devono promuovere maggiori opportunità di scambio di esperienze, dati e casi concreti.

Bastano le brevi considerazioni e i pochi dati che precedono per comprendere l’importanza della “conoscenza” e della “cooperazione”.

Mi piace ricordare il progetto che due artisti tedeschi hanno realizzato e presentato lo scorso anno a Bruxelles nel corso della conferenza per il decimo anniversario dell’entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

In più giorni, i due artisti Sylvia Winkler e Stephan Köperl[6], nel distretto tedesco di Stendal, hanno invitato i passanti di strada a partecipare, discutere e suggerire miglioramenti dei vari articoli della Carta. Non si trattava solo di creare consapevolezza per il testo costituzionale, ma anche di aggiungere frasi nuove, emancipatrici ed utopiche.

A tal fine, il preambolo e i 54 articoli erano stati stampati su diversi striscioni di grande formato, che potevano essere mostrati e modificati in luoghi diversi mediante un sistema di presentazione mobile.

Le correzioni sono state continuamente inserite e sovrascritte con pennarelli rosso e verde, in modo che la versione originale rimanesse riconoscibile: sono emerse le prospettive per un’Europa più umana e sostenibile, confermando la circostanza che i diritti fondamentali e la Carta dell’Unione Europea rappresentano un tema innanzitutto culturale per tutti i cittadini degli Stati membri.

Mi piace anche ricordare un articolo di Guido Alpa, pubblicato a fine anno su un quotidiano nazionale[7]: una lettura dei valori e dei principi della Carta alla luce della pandemia in corso, dove in realtà, da un lato, dignità della persona e solidarietà continuano (o dovrebbero continuare) a permeare, tutelare e proteggere ogni comunità e, dall’altro, un sempre maggior impegno è richiesto perché una casa europea possa compiutamente realizzarsi.

Infine, anche l’Associazione Nazionale Forense, con un diverso progetto tuttora in corso di valutazione, intende declinare i valori consacrati nella Carta secondo gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: sensibilizzare, sviluppare e specializzare la formazione e la competenza degli avvocati per un’idea di futuro di sostenibile, resiliente e di sviluppo globale, che passi attraverso l’affermazione e la promozione dei valori della parità di genere, il diritto per tutti  all’accesso alla giustizia, l’adozione di leggi e politiche non discriminatorie, la riduzione delle disuguaglianze.

Da ultimo, le vicende di casa nostra.

L’Europa è sempre presente e all’Europa la politica ha indicato le strade che l’Italia intende percorrere per la riforma del processo civile e di quello penale nonché dell’ordinamento giudiziario, per l’adozione di misure in materia di crisi di impresa, insolvenza, digitalizzazione, e per lo stanziamento di nuove risorse.

I disegni di legge che riguardano il processo civile e quello penale, in realtà, sono poco rispondenti alle reali (e, ancora una volta, trascurate) esigenze del comparto giustizia, mentre, a parte il recente recepimento della direttiva sul test di proporzionalità per l’accesso e l’esercizio della professione, nulla è detto circa possibili riforme strutturali di cui l’avvocatura ha bisogno.

Lontana da una possibile definizione, infine, appare la crisi delle forme di rappresentanza dell’avvocatura e della magistratura, mentre non ancora messa correttamente a fuoco è la futura incidenza dell’intelligenza artificiale sulla somministrazione di giustizia nel nostro paese.

L’anno 2021 è alle porte e il nuovo anno sarà anche l’anno del congresso dell’Associazione Nazionale Forense; un appuntamento importante per il naturale rinnovo dei vertici ANF ma soprattutto per decodificare i tanti avvenimenti di questi ultimi anni e tradurli in proposte di lunga prospettiva per la giurisdizione e la professione.

Non solo lunga vita all’Europa, quindi; lunga vita anche (e soprattutto, sono di parte) all’Associazione Nazionale Forense.

 

Luigi Pansini – Segretario Generale ANF

[1] https://lawyers4rights.eu.

[2] Toggenburg, Gabriel N. The Charter of Fundamental Rights: An Illusionary Giant? Seven brief points on the relevance of a still new EU instrument. In A. Crescenzi, R. Forastiero, G. Palmisano (eds.), Asylum and the EU Charter of Fundamental Rights, Napoli, Editoriale Scientifica, 2018, pp. 13-22.

[3] Ibidem.

[4] Fundamental Rights Report 2020, European Union Agency for Fundamental Rights.

[5] Ibidem.

[6]  http://www.korrekturfahnen.mozello.eu/home/.

[7]  La Repubblica, edizione del 27 dicembre 2020.