14.12.20 Corriere L’Economia – Avvocati, esami da svecchiare per competere in Europa

Imprese professionisti
Dalla valutazione del percorso di pratica al numero delle sessioni Le proposte in campo per rivedere l’accesso alla professione
Da qualche giorno è iniziata la discussione in Commissione Giustizia dei disegni di legge per modificare l’accesso alla professione di avvocato. Il tema era già caldo durante questi mesi a causa di un ritardo nelle correzioni, ma adesso l’obiettivo è mettere in sicurezza i nuovi esami e pensare a una riforma dell’accesso in linea coi tempi. Normalmente, le prove scritte si tengono a dicembre e gli orali si concludono a fine ottobre oppure a inizio novembre, prima della successiva sessione. A novembre 2021 si concluderebbero dunque gli orali della sessione 2020 se a dicembre si svolgessero le prove scritte, ma così non sarà. Se le prove scritte si terranno a maggio 2021, rispettando i dieci mesi per la correzione degli elaborati cui siamo abituati, quelle orali si concluderanno a marzo 2022, con un ritardo nell’ingresso del mondo del lavoro di almeno tre mesi per i praticanti .
«Sull’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato non è il momento di ricorrere a un malinteso federalismo che sa di deregulation – avverte il segretario generale dell’Associazione nazionale forense Luigi Pansini – ovvero gli ordini privi di una direttrice precisa vanno ognuno per proprio conto, alimentando un clima di incertezza e approssimazione. Sicuramente l’intero sistema di accesso alla professione va rivisto e con esso l’intera organizzazione della professione; pensare di poter intervenire a macchia di leopardo complicherebbe le cose».

Emergenze e riforme
La complessità del momento sta anche nel dover coniugare la fase emergenziale con una riforma strutturale dell’esame di Stato. «È importante che sull’esame si sviluppi una riflessione seria e profonda – concorda Vinicio Nardo, presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano -. L’accesso alla professione va ripensato nel suo complesso. Di questo aspetto se ne sta occupando il Parlamento e spero che questa occasione sia realmente un’opportunità per una riforma da tempo attesa. Ai giovani avvocati serve una pratica professionalizzante e un esame che li renda competitivi con i loro colleghi europei. C’è invece un aspetto contingente legato a chi ha appena maturato la pratica che si è visto rimandare l’esame alla primavera 2021. Ritengo che questo non sia accettabile e che sia cruciale un intervento normativo d’urgenza del governo. In questa direzione ci stiamo muovendo come Ordine per proporre sistemi di valutazione mutuabili dal mondo universitario».

Intanto però sul tema prendono posizione anche gli studi d’affari che hanno delineato le aspettative e le proposte per un nuovo accesso all’ordine. «L’esperienza degli studi legali d’affari o più in generale degli studi associati è rilevante anche perché si tratta di un segmento della popolazione forense in cui il ricorso ai praticanti è considerato un investimento vero e proprio – spiega Nicola Di Molfetta, direttore di Legalcommunity -. E questo è evidente soprattutto se si considera quanto li pagano. Le proposte? Filtrare l’accesso alla pratica attraverso test attitudinali. Valutare il percorso di pratica. Raddoppiare le sessioni d’esame annuali. Ridurre il numero delle prove e orientarle alla verifica delle competenze pratiche».

Isidoro Trovato