21.09.21 Il Dubbio – «Riforme scritte dai giudici, noi unici a pagare», l’allarme dell’Anf

Èstato un congresso dedicato al futuro della giustizia e innanzitutto della professione di avvocato. Ma le IX assise dell’Associazione nazionale forense, svolte nello scorso fine settimana a Roma, non hanno mancato di segnalare gli snodi più critici delle riforme in corso d’esame su processo e ordinamento giudiziario. Temi proposti fin dagli interventi di saluto, pronunciati venerdì pomeriggio dalla presidente del Cnf Maria Masi, dal vertice del Coa capitolino Antonino Galletti e dal segretario dell’Anf Roma Giandomenico Catalano. È stato quindi il segretario uscente Luigi Pansini, nella propria relazione introduttiva, a rilanciare l’allarme sul rischio di un’avvocatura trascurata, o almeno sottovalutata, rispetto alle attenzioni finora riservate ai magistrati. Pansini ha contestato come, in tutte le «commissioni ministeriali istituite sulle riforme, la magistratura, la cui credibilità, stando ai sondaggi, è ai minimi storici, è stata presente, ha scritto, ha inciso» mentre «l’avvocatura, con tutto il rispetto per l’accademia, non c’era», ha obiettato a proposito del fatto che i rappresentanti del Foro presenti nei gruppi di studio governativi fossero essenzialmente professori universitari prima che avvocati. Poi Pansini ha notato come dalla proposta della commissione per la riforma dell’ordinamento giudiziario siano stati «del tutto eliminati, rispetto al ddl Bonafede, gli elementi di trasparenza, responsabilizzazione e valutazione dei magistrati. Sembra doversi prendere atto che i magistrati non sono valutabili. Ed è ovvio che, se i magistrati non sono né valutabili né sanzionabili, se si continuano a ignorare le reali cause che frenano i tempi della giustizia, l’intervento del legislatore sulle regole del processo», ha detto il segretario uscente Anf, «era e rimane la via più facile per annunciare epocali riforme della giustizia». La stretta sul rito civile che in queste ore si completerà con il voto di fiducia in Senato sarebbe dunque conseguenza di un’impostazione riformatrice che, almeno sui tempi della giustizia civile, rinuncia a un maggiore controllo sui giudici. Pansini ha messo in relazione lo sbilanciamento (fra magistratura e sacrifici imposti alle difese) con un’altra disattenzione: «Nonostante il discorso programmatico di Draghi, che giustamente ha sottolineato come la crisi pandemica abbia colpito duramente anche i lavoratori autonomi, il Piano nazionale e le proposte di riforma concorrenziale non brillano certo per le strategie di sviluppo delle libere professioni, in generale, e della professione di avvocato in particolare». A illustrare l’altra relazione congressuale è stato Giovanni Delucca, che nell’Anf presiede il Consiglio nazionale. Domenica i delegati dell’Associazione hanno eletto la prima parte del nuovo Consiglio, che sarà completato con i componenti indicati dalle sedi territoriali. Nella seconda metà di ottobre l’organismo rappresentativo si riunirà a ranghi completi per eleggere il nuovo presidente e il segretario generale che subentrerà a Pansini, appena giunto al termine del proprio secondo mandato. E. N.