24.07.21 Il Dubbio – «Dare voce al Foro sull’uso dei fondi» dalle assise tante idee per il Recovery

Dire che gli avvocati hanno fatto solo e sempre da spettatori nell’iter delle riforme e nei progetti per il Recovery sarebbe eccessivo. Ma nel congresso forense è molto condivisa l’idea che a mancare sia soprattutto una “articolazione più pervasiva” del Foro nell’amministrazione della giustizia e nei progetti per il dopo pandemia. È un po’ la conclusione della prima fra le tre sessioni di dibattito tenute ieri, dedicata a “Le risorse: il Pnrr e la destinazione del Recovery fund”. La necessità di un coinvolgimento ancora maggiore dell’avvocatura ricorre nelle premesse dei moderatori, dalla consigliera Cnf Isabella Stoppani alla componente Ocf Francesca Palma. È lei a chiedere «una presenza più forte della professione forense nei tavoli ministeriali sui progetti». D’altronde, ricorda a sua volta Stoppani, «adesso l’intera struttura della giustizia risente di paradossi come la destinazione dei costi sostenuti dai cittadini per accedervi, solo in parte utilizzati per finanziare i tribunali». E l’altro componente dell’ufficio di coordinamento Ocf chiamato a moderare, Giovanni Stefanì, segnala anche la dimensione limitata delle risorse Ue per l’edilizia giudiziaria: «Non bastano neanche a completare la cittadella di Bari». Maggiore coinvolgimento: un obiettivo che pure richiede coesione. Lo ricorda il consigliere Cnf Francesco Napoli, sempre dal tavolo di presidenza della sessione: «Dobbiamo saper offrire una visione più unitaria possibile». Il che non pregiudica la ricchezza e la varietà delle proposte, fra cui si notano quelle di Vinicio Nardo, presidente del Coa di Milano: «Dobbiamo anche essere capaci di un cambio culturale sul valore della nostra attività, con un approccio meno udienzocentrico, che premi il nostro sapere, non le nostre trasferte». Ma l’unità non è dietro l’angolo. Lo ricordano anche le diverse valutazioni critiche che, nella stessa tavola rotonda, arrivano dal segretario Anf Luigi Pansini. Il quale parte in realtà da una proposta secca e originale sul ddl civile: «Nelle cause in cui il giudice ne ravvisa l’opportunità perché il quadro è chiaro, la nostra proposta è consentirgli di invitare le parti subito alle precisazioni in modo da andare in decisione». Prova che, al di là dei conflitti ordinamentali, un’avvocatura unita e incisiva nel rapporto con la politica è possibile. E. N.