La riforma forense perde pezzi. Il 4 agosto sono scaduti i sei mesi a disposizione del Governo per esercitare la delega sulle società tra avvocati (articolo 4 della riforma forense). Non si è trattato comunque di una dimenticanza da periodo feriale, ma di una scelta precisa e ponderata del ministero. «È vero che la riforma della professione forense delegava il Governo a disciplinare le società tra avvocati – dice il sottosegretario Cosimo Ferri – ma rimeditando con calma sulla questione è maturata la scelta politica di non creare una disciplina speciale. L’esercizio della delega avrebbe creato frizioni comunitarie, con il rischio dell’apertura di un nuovo procedimento di infrazione. Il ministero sta però lavorando sui regolamenti e crede nell’attuazione di una riforma che ha reso più organica la disciplina».
L’Europa (si veda anche l’articolo sotto) ha già censurato l’Italia sul tema specifico, con il caso Eu Pilot 1753/11/Mark. Il Governo, aggiunge il sottosegretario Ferri «ha quindi elaborato una soluzione con la legge 97/2013 che ha eliminato, per i legali stranieri che si stabilizzano in Italia e costituiscono una società tra avvocati, la condizione che almeno un socio sia un avvocato italiano».
Reazioni di sorpresa, ma con toni fermi e ultimativi, dal mondo delle associazioni forensi (il Cnf però non si espone in questa fase) con la sola – e non inattesa – eccezione dell’Associazione nazionale forense. «Il Governo ha preso una decisione che non può stupire chi si occupa di diritto – dice il segretario dell’Associazione nazionale forense Ester Perifano – bastava leggere la norma, c’è un contrasto con le norme europee. Per quello che ci riguarda non abbiamo mai pensato che la società tra avvocati sia una buona opportunità».
L’Aiga (giovani avvocati) non è mistero che puntasse sulle società multiprofessionali, ma ora di fronte alla caduta della barriera della riforma teme che, tra gli effetti collaterali, torni in auge (come è verosimile) il socio di capitale, visto nemico giurato dell’indipendenza dello studio. «Volevamo le società “miste” tra più professionisti – spiega il presidente dell’Associazione nazionale giovani avvocati, Dario Greco – ma che torni in gioco l’ipotesi del socio di capitale ci preoccupa un po’ per i rischi che questo comporta».
Durissima la posizione dell’Unione Camere Penali. Per Valerio Spigarelli, presidente dell’Ucpi «se corrisponde al vero che il Governo ha volutamente fatto decadere la delega sulla normativa relativa alla società tra avvocati, per aggirare o annullare la decisione del Parlamento che inibiva la partecipazione di soci non professionisti, una soluzione che era stata fortemente voluta dall’avvocatura, ciò sarebbe uno schiaffo all’avvocatura stessa, ed a buon diritto la questione sarebbe inserita tra le ragioni dell’astensione indetta dai penalisti. Sarebbe la dimostrazione, anche sotto un diverso profilo, della mancanza di volontà politica di operare una vera riforma della giustizia».
Sulla stessa linea Renzo Menoni, presidente dell’ Unione Nazionale Camere Civili. «Ammesso sia vero che il Governo ha volutamente fatto decadere la delega sulla normativa relativa alla società tra avvocati, sarebbe istituzionalmente molto grave perché il ministero della Giustizia ha rifiutato intenzionalmente di ottemperare a una delega legislativa del Governo».
Secondo Nicola Marino, presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura «è grave che il Governo non abbia esercitato la delega. E se si confermasse che è stata una scelta deliberata, sarebbe un atto politico contro la stessa legge forense, approvata – ricordiamolo – dal Parlamento. Ora si aprono scenari contraddittori e tutti da analizzare».
Silente – per ora – sul casus belli, il Cnf tiene per ora in agenda la questione parametri. Il presidente Guido Alpa continua il pressing sui tecnici di via Arenula per l’impegno preso sui parametri: «Il Cnf ha inviato la proposta al ministero a maggio e abbiamo sollecitato l’approvazione del decreto, non più procrastinabile. Ci auguriamo che questo avvenga quanto prima nel sostanziale rispetto della nuova impostazione che risponde a criteri di trasparenza, semplicità ed equità».
Clicca sul link e leggi a pagina 2 l’articolo sulle pagine del Sole 24 Ore 30agosto2013