30.11.20 L’Economia (Corriere della Sera) – Cassa forense verso la riforma come cambieranno le pensioni

Professioni regole mercati
Sul tavolo anche l’opzione del contributivo «puro» Una commissione al lavoro. I numeri della crisi
Il cambiamento in discussione sarebbe di quelli epocali per gli avvocati italiani. In Cassa forense qualche mese fa è stata istituita una commissione di studio incaricata di valutare e ipotizzare possibili riforme al sistema previdenziale. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di passaggio al sistema del contributivo puro, argomento di estremo interesse per l’avvocatura.
Un tema a cui è sempre stata particolarmente sensibile l’Associazione nazionale forense. «È sotto gli occhi di tutti – spiega il segretario generale Gigi Pansini – che l’emergenza sanitaria in atto, con le correlate difficoltà economiche ha acuito le criticità che caratterizzano l’organizzazione della professione e ha reso inevitabile la necessità di intervenire sull’ordinamento forense, sulla capacità di produrre reddito, sugli aspetti previdenziali e assistenziali. Non a caso, il riconoscimento del reddito di ultima istanza, e il ristoro di quota parte del canone di locazione degli studi professionali, hanno dovuto fare i conti con le numerose incertezze e zone grigie legate all’effettivo esercizio della professione, agli oneri dichiarativi degli iscritti, alle possibilità di controllo delle singole posizioni, all’incompatibilità della professione con l’esercizio di altre attività lavorative».

I dati
La crisi è arrivata e morde forte l’attività degli avvocati. I numeri (per i redditi Irpef riferiti al 2018) erano impietosi già prima della pandemia: 19.800 avvocati non hanno nemmeno inviato il modello per la dichiarazione previdenziale; 15.600 hanno dichiarato reddito zero; 58.100 redditi tra 1 e 10.300 euro. Sono 110 mila gli avvocati che hanno dichiarato tra 10.301 e e 50.050 euro. «Questi dati – afferma Pansini – già incidono negativamente sul sistema attuale e non poche difficoltà hanno causato all’attuazione delle misure adottate nel periodo della prima emergenza sanitaria, con relativo lockdown, e adottate da Cassa forense. Pertanto, proprio in ragione dell’eccezionalità delle condizioni che stiamo vivendo, tanto il sistema attuale, che richiede necessari correttivi, quanto un epocale passaggio a un sistema nuovo e diverso che Cassa forense sta valutando, necessitano innanzitutto di un confronto sulle norme che oggi disciplinano la professione».

Il confronto
Il timore, neanche tanto nascosto, è che le riforme che investono in maniera profonda la professione possano arrivare senza un confronto con tutte le componenti dell’avvocatura. «Non sfugge a nessuno – avverte il segretario generale di Anf – che le scelte che verranno adottate nel prossimo futuro sul doppio binario previdenziale o sul passaggio al contributivo tout court o, ancora, su altre ipotesi di studio, non sono politicamente neutrali, né possono essere oggetto di mere valutazioni amministrative o contabili. Si tratta di decisioni che incidono profondamente, sul futuro della professione e delle pensioni degli iscritti. Sono scelte di campo per le quali un momento di confronto fra Cassa forense e i suoi iscritti e le componenti istituzionali e associative dell’avvocatura, pur tra mille difficoltà, è necessario».

Corriere L’Economia –