L’Associazione Nazionale Forense chiede il ritiro dell’emendamento 129.1000 e la soppressione del comma 10 dell’art. 129 del DDL Bilancio 2026

L’Associazione Nazionale Forense registra con forte dispiacere la proposizione, da parte del Governo, dell’emendamento 129.1000 al comma 10 dell’art. 129 del DDL Bilancio 2026 (S.1689). Con tale intervento normativo, dopo le parole «nei confronti delle amministrazioni pubbliche» si propone di inserire «o di altri soggetti con compensi a carico dello Stato», sostituendo inoltre le parole «di compensi per attività professionale da parte delle medesime amministrazioni» con «dei relativi emolumenti».
Il testo emendato risulterebbe quindi il seguente:
«10. Il regolare adempimento degli obblighi fiscali e contributivi da parte dei liberi professionisti che rendono prestazioni nei confronti delle amministrazioni pubbliche o di altri soggetti con compensi a carico dello Stato, è condizione per il pagamento dei relativi emolumenti».


Una modifica che conferma le preoccupazioni espresse da A.N.F. già lo scorso ottobre, quando – in occasione dell’esame in sede referente al Senato – l’Associazione aveva segnalato il rischio concreto che la norma potesse trovare applicazione anche nel patrocinio a spese dello Stato, con effetti potenzialmente devastanti per migliaia di avvocati.
In un momento storico nel quale la categoria affronta gravissime difficoltà economiche – come documentato dal più recente rapporto CENSIS di Cassa Forense, secondo cui la metà degli avvocati italiani non supera il reddito di 21.233 euro – subordinare il pagamento dei compensi alla verifica della regolarità fiscale e contributiva rischia di bloccare o ritardare gli emolumenti anche in presenza di semplici irregolarità temporanee o formali.
A.N.F. ribadisce che la prestazione d’opera professionale comporta già, di per sé, l’obbligo per il professionista di operare nel rispetto delle norme fiscali e previdenziali. Trasformare questo obbligo in una condizione per ottenere il pagamento significa scaricare sul singolo controlli che competono alla Pubblica Amministrazione, la quale dispone già delle informazioni necessarie per verificarne la posizione.
Si tratta di una previsione che rischia di compromettere profondamente i rapporti tra professionisti e Pubbliche Amministrazioni, generando ulteriori oneri burocratici, incertezza applicativa, ritardi nei pagamenti e potenziali blocchi dei compensi, senza apportare alcun reale beneficio alla lotta all’evasione.


Per queste ragioni:
🔹 A.N.F. invita il Governo a ritirare l’emendamento 129.1000;
🔹 chiede a tutte le forze politiche di opporsi in sede parlamentare a un progetto tanto penalizzante;
🔹 sollecita la completa eliminazione del comma 10 dell’art. 129, ritenendolo una misura inidonea, inefficiente e lesiva della dignità professionale degli Avvocati.


⚖️ “La legalità e la trasparenza sono valori fondamentali – dichiara A.N.F. – ma non possono diventare strumenti di burocrazia paralizzante. È indispensabile cancellare questa disposizione per tutelare l’efficienza amministrativa, la certezza dei rapporti e la dignità dell’Avvocatura”.

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