«La richiesta congiunta di Cnf e Ogf di stralciare le norme del disegno di legge sulla concorrenza sulle società tra avvocati è irragionevole e deleteria – attacca il segretario generale dell’Associazione nazionale forense Luigi Pansini -. Il ministro Calenda respinga al mittente l’idea che, visti i tempi e i modi, non tiene conto dell’imminente entrata in vigore del Job’s Act dei lavoratori autonomi, il cui impatto sulla professione è comunque tutto da valutare, e della necessità di favorire l’aggregazione tra professionisti e tra avvocati per rispondere ad esigenze della società civile in continua evoluzione. Il lunghissimo percorso parlamentare della norma ha portato a una formulazione che rende del tutto pretestuosa l’asserita minaccia di una compromissione dell’autonomia della professione legale».
Le divisioni
Quello delle società, tra l’altro, è un tema affrontato già nelle riforma delle professioni, quando si trovò un accordo generale: possibile l’ingresso di soci esterni solo fino al 33% del capitale. Una norma non riconosciuta dalla legge di riforma forense, che prevede una riserva assoluta a favore degli avvocati. Malgrado tutto però resta immutata l’opposizione del Cnf alla forma societaria. «Stupisce – continua Pansini – che anche recentemente, dopo più di due anni di passaggi parlamentari, autorevoli rappresentanze dell’avvocatura abbiano invocato lo stralcio delle misure sulle società tra avvocati, nel segno di resistenze anacronistiche e malcelate rendite di posizione. Ribadiamo che l’avvocatura dovrebbe sempre fare dell’autonomia e dell’indipendenza i suoi valori fondamentali ed irrinunciabili, ma se quasi il 50% degli avvocati dichiara redditi inferiori ai 10.300 euro annui, dati pubblicati da Cassa Forense, sbandierare il vessillo dell’autonomia significa ignorare che quasi un avvocato su due è in difficoltà economiche».
Schieramenti
Un contrasto che fa riaccendere le divisioni profonde che lacerarono l’avvocatura in occasione della legge di riforma forense e che oggi tornano in auge alla luce dello strappo generazionale sempre più evidente. «In questi anni – continua Pansini – abbiamo profuso il nostro massimo sforzo nell’illustrare agli avvocati, ma anche alla politica e al legislatore, le incongruenze e le criticità presenti nella legge professionale forense che, giorno dopo giorno, dal 2012, prendeva forma: un ordinamento dall’assetto non democratico e che penalizza le giovani generazioni tanto nell’accesso quanto nell’esercizio della professione e che si dimostra debole in tema di formazione, aggiornamento, specializzazioni e procedimento disciplinare. L’Anf è stata l’unica a farsi carico della necessità di una corretta attuazione di una legge già di per sé insufficiente e inadeguata rispetto alle finalità che con essa si volevano perseguire. La professione forense non è un gioco dell’oca, per cui si può pensare di ricominciare dal via come se le condizioni fossero le stesse di un’epoca ormai passata: in gioco ci sono il futuro degli avvocati e dei professionisti più giovani».
Isidoro Trovato



