Assegno agli iscritti: istanze alle Casse in stand by

Il Sole 24 Ore – Partenza ad ostacoli per le domande del bonus di 600 euro da parte dei professionisti iscritti agli Ordini. Le domande, da inviare alle Casse di previdenza, dovrebbero partire già oggi, ma il condizionale è d’obbligo.

Per le professioni ordinistiche sono stati stanziati 200 milioni di euro, però il decreto che ne regola l’erogazione ancora non c’è. O meglio, in questi giorni è circolata una copia del testo, già approvato dalla Ragioneria ma non firmata, su cui sono stati sollevati diversi dubbi interpretativi.

A quanto risulta al Sole 24 Ore ieri è stato inviato al ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, attraverso l’Adepp, l’associazione degli enti di previdenza dei professionisti, un testo elaborato da tutte le Casse che riporta i punti da chiarire e l’interpretazione che ne viene data.

Il primo passaggio riguarda i soggetti che guadagnano meno di 35mila euro e la cui attività «sia stata limitata dai provvedimenti restrittivi» emanati a causa dell’emergenza sanitaria (si veda il Sole 24 Ore di ieri). Le Casse per “limitata” intendono ridotta ed escludono il riferimento a provvedimenti specifici rivolti ai professionisti. Un’interpretazione diversa – spiegano dalle Casse – andrebbe a favorire chi guadagna dai 35 mila ai 50mila euro, che può accedere al bonus solo dichiarando una contrazione del reddito del 33% nel primo trimestre 2020.

Per chiedere i 600 euro bisogna essere in regola con i versamenti contributivi del 2019. Secondo le Casse questo significa che, se una domanda viene rigettata perché non si è in regola con il 2019 è possibile mettersi in bonis, avviando la pratica per regolarizzare la propria posizione, e ripresentare la domanda ex novo.

Dall’aiuto sono esclusi i pensionati. Questo, secondo le Casse, implica che può accedere chi ha maturato i requisiti per il pensionamento ma non ha inoltrato la richiesta; può accedere anche chi ha inoltrato la richiesta ma non ha ancora ricevuto risposta; mentre è escluso chi risulta cancellato dagli attivi prima di aprile.

Poiché il decreto (se resta valida la versione circolata in questi giorni) non esclude i percettori di reddito da lavoro dipendente le Casse intendono riconoscere anche a questi lavoratori il bonus.

Le Casse chiedono, inoltre, di precisare a quale reddito si deve fare riferimento nell’autodichiarazione, al reddito professionale o a quello complessivo e se va tenuto in considerazione anche il reddito dei professionisti in regime forfettario.

Il meccanismo prevede che le Casse debbano anticipare i fondi che poi saranno loro restituiti (entro un mese dice la norma), non è chiaro però cosa succederà se sarà superato il plafond; le Casse infatti devono comunicare ai ministeri di Lavoro ed Economia le domande ricevute dopo una settimana e si impegnano a continuare ad accettare richieste, e ad erogare bonus, fino a quando i ministeri non daranno un riscontro ed eventualmente uno stop.

Un ultimo punto, ma non per questo meno importante, riguarda i giovani professionisti. Per come è scritta la norma sembrano esclusi coloro che hanno avviato l’attività nel 2019 o nel 2020, «ma escluderli – sottolinea il presidente dell’Adepp Alberto Oliveti – va contro lo spirito di questo aiuto, che mira a tutelare proprio i più deboli».

In attesa di questi chiarimenti le Casse, si stanno organizzando; oggi in teoria è il primo giorno e bisognerà vedere cosa decideranno di fare; mentre scriviamo è in corso un confronto tra i presidenti, la posizione prevalente sembra essere quella di adottare un comportamento comune e attendere la pubblicazione del decreto in Gazzetta prima di accetare le domande. È comunque consigliabile monitorare i siti degli enti che, appena possibile, pubblicheranno online il modulo per presentare la domanda