Il Sole 24 Ore, di Patrizia Maciocchi –
Gli avvocati provano ancora a cambiare la rappresentanza. Al 33° Congresso dell’avvocatura, che si terrà a Rimini dal 6 all’8 ottobre, sarà presentata una mozione, predisposta dall’Assemblea degli ordini, per modificare lo statuto congressuale e quello dell’Organismo unitario dell’avvocatura, con lo scopo di mandare in “soffitta” quest’ultimo e fare un congresso con poco meno della metà dei delegati (da 929 a 500)e una forte rappresentanza degli Ordini. Il via libera alla modifica richiede una maggioranza qualificata, il 50% più uno dei delegati: un’impresa già tentata in passato senza successo. Il presidente dell’Oua, Mirella Casiello, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta ieri a Roma, fa notare che il vero problema è la disaffezione della “base”. «Ci occupiamo di cambiare i modelli di vertice denuncia Casiello ma solo 35mila avvocati, sugli oltre 237mila aventi diritto hanno scelto chi andrà al Congresso: è evidente che c’è un pro blema di scarsa partecipazione della base».È invece una novità il tema al quale è dedicato il congresso, quello delle misure alternative alla giurisdizione, come si evince dal “titolo” «Giustizia senza processo? il ruolo dell’avvocatura». «Al centro del dibattito annuncia Andrea Pasqualin, componente del Consiglio nazionale forense ci sarà tutto ciò che si pone prima e al di fuori del processo. La proposta sarà quella di estendere il sistema della mediazione e adeguare la negoziazione assistita per evitare gli inconvenienti finora rilevati». Rimini sarà anche la sede in cui Cassa forense presenterà il bilancio sociale. «Al di là dei numeri sottolinea il vice presidente Valter Militi è importante sottolineare il ruolo di Cassa forense non più solo di previdenza passiva ma di motore della professione. Sono ormai entrati nella fase operativa molti progetti conclude Militi dal prestito d’onore agli under 35, ai bandi di assistenza per familiari e avvocati non autosufficienti».


