AVVOCATI; DI MARCO (ASS. NAZ. FORENSE): GRAVE ERRORE AVERE ADOTTATO IL DDL D’ORSO COME TESTO BASE PER UNA POSSIBILE LEGGE SUGLI AVVOCATI COLLABORATORI. IL PARLAMENTO DIMOSTRA SCARSA ATTENZIONE PER MIGLIAIA DI GIOVANI AVVOCATI

“Dopo avere ignorato per anni la non facile situazione degli avvocati che esercitano in regime di collaborazione, il Parlamento ha da pochi mesi finalmente deciso di iniziare l’esame di alcune proposte di legge sul tema. Purtroppo i primi passi mossi su questo difficile tema vanno nella direzione sbagliata e appaiono deludenti e preoccupanti”.

Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Giampaolo Di Marco.

“Nei giorni scorsi la Commissione Giustizia della Camera ha adottato come testo base una proposta, a firma dell’on. Valentina D’Orso (M5S), che sembra destinata a peggiorare la situazione dei collaboratori più che a migliorarla. Con questa proposta -continua Di Marco – si nega che un avvocato collaboratore possa essere considerato come dipendente e gli si negano le tutele proprie del rapporto subordinato, ma allo stesso tempo lo si grava di tutti gli obblighi tipici del dipendente, fra cui un obbligo di esclusiva del tutto irrazionale e privo di giustificazione”.

“Sarebbe molto più sensato – aggiunge Di Marco – lavorare su ipotesi di riforma che partano dalla eliminazione dell’incompatibilità tra la professione di avvocato e il lavoro subordinato presso uno studio legale o un altro avvocato. Perché cadendo l’incompatibilità non si potrebbero più mascherare con le collaborazioni o con le partite IVA forma di lavoro spiccatamente subordinato”.

“Ci auguriamo che le istanze di riforma che provengono dal mondo della giovane avvocatura trovino ascolto – prosegue ancora Di Marco – e che vi sia un sostegno di tutte le forze politiche per tutelare i diritti dei lavoratori professionisti. Noi offriremo sempre un confronto costante con la politica e le forze sociali che hanno compreso che ci sono tanti colleghi da tutelare e valorizzare e che esercitano la professione con forme e modalità diverse da quelle cui la società italiana è abituata da decenni a questa parte”.