Avvocati e magistrati in attesa di misure anti emergenza

Il Sole 24 Ore – 

Sotto un fuoco di fila di richieste e sollecitazioni da parte di avvocato e magistrati il ministero della Giustizia mette a punto un pacchetto di misure per affrontare la seconda ondata dell’emergenza sanitaria.

Disposizioni tanto urgenti, ieri sera oggetto di un confornto tra il ministero e Cnf, Anm, Camere penali e civili, da potere confluire già stasera nel decreto legge che dovrà essere esaminato dal Consiglio dei ministri con i provvedimenti di ristoro per le materie più colpite dal nuovo lockdown. Un tentativo per non bloccare l’attività giudiziaria, ma per farla svolgere invece in condizioni di sicurezza.

Tra gli interventi possibili, oggetto di scrittura nel corso della notte, nel penale anche l’estensione della copertura legale al deposito attraverso pec degli atti processuali (impugnazioni, memorie, istanze, documenti) da parte degli avvocati difensori, sul crinale tra necessità di protezione e di salvaguardia dei diriti di difesa.

In questo senso erano intervenute le Camere penali, chiedendone al ministero l’adozione come esempio di un’attenzione che invece , si lamentava, è da lungo tempo assente nei confronti del mondo dell’avvocatura.

Il Cnf spezza però una lancia a favore della «celebrazione dell’udienza in presenza in tutte le ipotesi in cui il confronto immediato e contestuale sia necessario per la delicatezza degli interessi in gioco o per le attività da svolgere. Al contempo giudici e avvocati non rinuncino a utilizzare le forme alternative della celebrazione da remoto o in forma scritta le quali, se concordate o comunque rimesse a valutazioni condivise e se disposte nel rispetto dei presupposti oggettivi e soggettivi prescritti per legge, appaiono sicuramente idonee allo scopo di evitare situazioni di rischio per la salute e, più in generale, ad alleggerire i tempi di processi spesso troppo lunghi e farraginosi». Nello stesso tempo sia dal Cnf sia dall’Anf arriva una forte avversione a quel proliferare di protocolli organizzativi che nella primavera scorsa aveva dato luogo a una sorta di federalismo organizzativo negli uffici giudiziari. Servono invece norme chiare e da applicare su tutto il territorio nazionale.

La giunta dell’Anm punta il dito su istituzioni «silenti» e ricorda come «i magistrati italiani continuano a disporre di applicativi inadatti per celebrare udienze a distanza, con reti di connessione inefficaci; la trattazione scritta è consentita solo fino al 31 dicembre, con un procedimento per di più macchinoso; mancano le annunciate dotazioni informatiche per lo smart working del personale giudiziario; magistrati, avvocati, personale amministrativo e utenti continuano a utilizzare aule e spazi inadatti a ospitare le udienze in presenza; resta irrisolta la disciplina giuridica delle assenze per quarantena di chi potrebbe efficacemente lavorare da casa».