Difesa in commissione tributaria, confronto avvocati-commercialisti

La riforma della giustizia tributaria fa da sfondo al confronto tra professioni. L’oggetto del contendere oggi non riguarda i giudici e il percorso universitario che devono aver svolto (se vale la sola laurea in Giurisprudenza o anche quella in Economia), ma la difesa. Le associazioni forensi specialistiche, attraverso un comunicato diffuso ieri, sostengono la necessità che la difesa tecnica sia riservata agli avvocati in ogni processo, mentre oggi è consentita – nei primi due gradi di giudizio – anche ai commercialisti e ai consulenti del lavoro (senza vincolo di materia). Ad avanzare di recente questa proposta è stata l’Uncat nel corso dell’audizione presso le commissioni riunite Finanze e Giustizia del Senato sul Ddl del Governo (AS 2636) che si è svolta il 28 giugno. Una proposta che il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Elbano de Nuccio definì «sorprendente e strumentale».

Ieri i presidenti di Agi (Avvocati giuslavoristi italiani), Aiaf (Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori), Ucpi (Unione delle Camere penali italiane) e Uncc (Unione nazionale Camere civili) tornano sulla questione e, nel sostenere le richieste di Uncat, sottolineano il fatto che «l’avvocatura non sta richiedendo “corporativamente” di estendere la propria area di competenza in nuove e diverse aree professionali, ma di prendere atto di una circostanza evidente ai giuristi: ogni processo, a prescindere dalla materia, deve essere riservato a chi, come gli avvocati, «ha dedicato e dedica la sua professionalità ad acquisire una particolare e specifica preparazione tale da garantire al cittadino il miglior approccio alla giustizia, garantendone i diritti sotto tutti i profili, e ciò nel rispetto dell’obbligo deontologico di indipendenza che è proprio e solo dell’avvocatura».

Le associazioni sindacali dei commercialisti affidano la loro risposta a un comunicato congiunto, firmato da Adc, Aidc, Anc, Andoc, Fiddoc, Unagraco, Sic, Ungdcec e Unico. La presa di posizione di alcune sigle di rappresentanza della professione forense, scrivono i commercialisti, smentisce una centenaria storia di proficuo esercizio della rappresentanza e della difesa dei cittadini esercitato dai dottori commercialisti nelle aule di trattazione della materia fiscale, materia nell’esercizio della quale il legislatore ha inteso ribadire una pari dignità della competenza tecnica con la competenza processuale. Il probabile fine, secondo i commercialisti, è quello di conquistare un ambito di esclusiva laddove il cittadino, contribuente, è oggi libero di scegliere. Secondo i commercialisti è necessario superare i personalismi, anche categoriali, riportando al centro i veri temi della riforma processuale fiscale: la tutela del contribuente.

 

Il Sole 24 Ore –