Intesa tra magistrati e avvocati «Stop alla norma anti-Covid»

Il Messaggero – 

Roma dice no. E con un protocollo, firmato ieri da magistrati e avvocati, è la prima Corte d’Appello penale del Paese nella quale le norme previste per i processi di secondo grado dal decreto “Ristori bis”, e volute dal Guardasigilli Alfondo Bonafede, non troveranno applicazione. Nella Capitale ci saranno le camere di consiglio. Il provvedimento del governo, a fronte dell’emergenza epidemiologica, aveva stabilito, per i processi di appello, la celebrazione in assenza degli avvocati che, se avessero voluto partecipare, avrebbero dovuto presentare un’istanza 15 giorni prima. Anche l’arringa finale dei difensori quindi non è più scontata. Ma il passaggio che ha suscitato maggiori polemiche riguarda invece la norma relativa alle camere di consiglio. La misura emergenziale prevede che i giudici possano evitare di riunirsi per decidere su condanne e assoluzioni e scrivere i verdetti da remoto. Ciascuno da casa propria. Le polemiche hanno riguardato proprio il carattere collegiale della decisione che, di fatto, secondo i penalisti, si sarebbe trasformata in monocratica. Soprattutto perché il fascicolo d’udienza, a disposizione dell’intera Corte durante la camera di consiglio, sarebbe stato nelle mani di un solo componente della Corte. Presumibilmente il relatore. La preoccupazione per l’avvocatura era che una normativa dettata dall’emergenza «potesse tradursi in una duratura se non irreversibile lesione dei principi dell’oralità e dell’immediatezza della decisione». IL PROTOCOLLO Il protocollo è stato firmato ieri dal presidente della Corte d’Appello Giuseppe Meliadò, del procuratore generale, Antonio Mura, dal presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati, Antonino Galletti, e da quello delle Camere penali, Cesare Placanica, e si è stabilito che, per quanto «qualsiasi soluzione applicativa venga concordata in merito alla gestione cartolare dei processi», le udienze si celebreranno regolarmente con la partecipazione del collegio giudicante in aula, anche se gli avvocati non dovessero chiedere di prendervi parte. La Corte sarà supportata e assistita da un funzionario di cancelleria, che redigerà il verbale delle attività. La camera di Consiglio sarà quindi in presenza e gli avvocati, così come la procura generale, riceveranno immediatamente via pec il dispositivo