L’intervento si limiterà al civile con una spinta anti-corruzione

La Stampa – Lucido anche sulla giustizia, Mario Draghi. Dal discorso programmatico s’intuisce che la materia la conosce eccome. Così come padroneggia le raccomandazioni della Commissione europea. Cita le ultime Country Specific Recommendations che ci esortano ad «aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile, attuando l’applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza, garantendo un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorendo lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro, adottando norme procedurali più semplici, coprendo i posti vacanti del personale amministrativo, riducendo le differenze che sussistono da tribunale a tribunale». Unico accenno al penale, spingere contro la corruzione. Il programma dunque è questo: riforma della giustizia civile, e indirizzarvi i fondi del Recovery. In fondo si sapeva. Troppo divisiva la giustizia penale per questa maggioranza anomala. Alla neo-ministra Marta Cartabia l’arduo compito di riscrivere la riforma ereditata da Alfonso Bonafede e investire al meglio i miliardi di Bruxelles. I tecnici del settore hanno le idee chiare. «Non credo affatto – è la tesi di Antonio De Notaristefani, presidente dell’Unione camere civili che abolire il procedimento sommario e denominare “semplificato” il rito che oggi chiamiamo “ordinario” cambierà granché. Quanto alla durata, basta far di conto: prima e dopo la cura, passeranno esattamente lo stesso numero di giorni, 170, tra l’atto introduttivo del giudizio ed il momento in cui si completano le richieste delle parti». Per De Notaristefani, insomma, è abbastanza inutile inseguire l’ennesima riforma. Quel che è indispensabile è un investimento davvero massiccio su uffici, infrastrutture, digitalizzazione, personale amministrativo, nuovi giudici. Anche l’Associazione nazionale magistrati è critica. L’attuale Giunta è appena arrivata e non ha avuto modo di interloquire con la ministra o con il Parlamento. Dice il segretario generale, Salvatore Casciaro, che per la maggior parte della carriera è stato giudice civile: «La mia prima impressione era di un progetto non compiutamente definito. Si prevedeva il rafforzamento dell’Ufficio del processo con ben 16 mila assunzioni a tempo. Peccato che allo stesso tempo, con altro provvedimento, ci si orienterebbe ad intervenire sul concorso per entrare in magistratura e, se la proposta di modifica verrà approvata, non sarebbe più obbligatorio il tirocinio di 18 mesi. I più qualificati tra i laureati tenteranno di entrare in magistratura e non fare l’assistente. Quel che entra dalla porta, potrebbe uscire dalla finestra». Casciaro porta l’esperienza concreta. «Bene l’idea di riqualificare 40 edifici e costruire cittadelle della giustizia però occorrerebbero appositi stanziamenti. Se per ipotesi arrivassero 16 mila assistenti, per loro non sarebbe facile trovare scrivanie, né computer. Nella mia stanza siamo quattro magistrati e non c’è spazio nemmeno per una sedia in più». Per Casciaro sarebbero anche indispensabili alcuni piccoli atti di coraggio: «Un potenziamento della disciplina sulla mediazione e negoziazione assistita, una revisione delle piante organiche. Fissare un limite tendenziale alla lunghezza degli atti degli avvocati in linea col principio di sinteticità consacrato per il processo telematico, intervenire sul principio dell’abuso del processo». E poi tante assunzioni di personale amministrativo e di giudici.