«Mai più bambini in carcere: Bonafede non ci deluderà»

Il Dubbio – 

«Mai più bambini in carcere con le madri». Una soluzione c’è e ora, a un passo dal diventare effettiva, non si può più attendere per metterla in campo: si tratta di destinare maggiori risorse – con un fondo di un milione e mezzo all’anno – alle case famiglia e alle strutture protette per accogliere i detenuti con figli a seguito. «L’emergenza sanitaria ha avuto effetti drammatici nelle carceri», spiega la senatrice Monica Cirinnà, responsabile Diritti del Pd, intervenendo in aula alla discussione sulla Manovra. «I numeri non corrispondono soltanto a somme di denaro », prosegue: «34 è il numero delle bambine e dei bambini che, nonostante la pandemia, sono ancora in carcere. 31 sono invece le loro madri, detenute. 1,5 milioni di euro all’anno, per il 2021, il 2022 e il 2023, la somma che viene stanziata per finanziare quella legge che, da nove anni, prevede che le detenute madri e i loro figli debbano risiedere in case-famiglia protette, per evitare che anche un solo bambino varchi la soglia del carcere». «Il termine per l’adozione del decreto attuativo è di due mesi», spiega la senatrice Pd, certa che «il Ministro Bonafede non ci deluderà e ridurrà al minimo il tempo necessario per “mettere a terra” questo denaro». Quelle madri e quei bambini reclusi negli istituti penitenziari non possono ridursi a numeri e dati, torna a sottolineare Cirinnà: e «non possono più attendere: ogni giorno in carcere è, per loro, un’esperienza dolorosa e traumatizzante». «Molto c’è ancora da fare – sottolinea la senatrice – a partire dalla rapida approvazione del disegno di legge sull’affettività in carcere». Si tratta di «un testo sollecitato dai Garanti per i detenuti e per cui come relatrice mi batterò – conclude. Giustizia, legalità e sicurezza non possono esistere se è violata la dignità dei detenuti. Continuare a occuparsi dei diritti non toglie nulla all’efficace gestione dell’emergenza sanitaria e alla ripartenza del Paese. Bisogna tenere assieme gestione dell’emergenza e tutela dei diritti. Non sono separate tra loro, perché unica è la vita delle persone, e tutto si tiene: diritto alla salute, diritti civili, diritti sociali».