Non solo “ristori”: il Comitato professioni chiede equo compenso e diritto alla malattia

Il Dubbio – 

«Non solo ristori: ora dal governo politiche forti per i professionisti» L’appello del Comitato che riunisce gli Ordini alla vigilia del Dl Sostegno, che “rimborserà” (anche agli avvocati) il calo di gennaio e febbraio scorsi, con importo minimo di 1.000 euro ERRICO NOVI Equo compenso. Ma anche “ristori”, che stavolta arriveranno, e «prestazioni di tipo previdenziale e socio-sanitario per chi ha subito forti riduzioni del reddito o è stato colpito da gravi patologie». Marina Calderone, presidente del Comitato unitario professioni, lancia un messaggio al governo: non basta la singola misura, come quella in arrivo col decreto Sostegno, le professioni hanno bisogno di «nuove forme di tutela». Va superato il paradossale pregiudizio di precedenti governi, secondo cui le libere professioni classiche non avrebbero bisogno di particolari “protezioni” in quanto élite privilegiata e in grado di “cavarsela da sola”. Calderone – presiedente innanzitutto dei consulenti del lavoro – invia il segnale all’esecutivo attraverso un’intervista all’Adn-Kronos. Lo fa a poche ore dal primo provvedimento d’urgenza dell’era Draghi, il Dl Sostegno appunto, atteso per giovedì: confermata l’estensione ai professionisti dei contributi a fondo perduto. Si tratta di un ristoro delle perdite di fatturato e dei «corrispettivi», di importo meno elevato rispetto a quanto ipotizzato nei giorni scorsi: verrà parzialmente coperta la perdita sofferta non nell’intero anno 2020 ma in un singolo bimestre, il periodo gennaio-febbraio 2021. Primo requisito è non aver ottenuto, nel 2019, compensi per più di 5 milioni. Secondo, aver registrato un «ammontare del fatturato e dei corrispettivi» a gennaio-febbraio 2021 «inferiore ai due terzi» rispetto a quello «dei mesi di gennaio e febbraio 2019». Il calo dei ricavi deve essere dunque superiore al 33 per cento. Leggermente ridotte anche le percentuali di rimborso, sempre in raffronto alle prime anticipazioni: sarà possibile ottenere il 20 per cento della perdita per chi vanta «ricavi e compensi non superiori a 4000mila euro». La percentuale si riduce al 15 per chi sta entro la soglia del milione. Altri dettagli importanti riportati nella relazione illustrativa che accompagna la bozza del decreto: innanzitutto il contributo non sarà in ogni caso inferiore, per le persone fisiche, a 1.000 euro, e avrà dunque importo quanto meno pari al terzo bonus del 2020, quello, previsto dal decreto Rilancio. Inoltre per chi ha «iniziato l’attività» solo a partire dal 1° gennaio 2019 il contributo sarà concesso «anche in assenza del calo di fatturato/corrispettivi». Aspetto importante, per esempio, per i giovani avvocati che hanno da poco iniziato a registrare ricavi e che dunque dovrebbero ottenere almeno l’importo minimo di 1.000 euro. Infine, le modalità di presentazione dell’istanza saranno indicate con provvedimento dell’Agenzia delle entrate, che nel caso degli avvocati rimanderà quasi certamente a Cassa forense sia per la presentazione (telematica) delle domande sia per la materiale anticipazione del contributo, come avvenne per i bonus della scorsa primavera. Ma appunto, non è pensabile che l’attenzione dell’esecutivo per le libere professioni si esaurisca col decreto Sostegno. Serve una politica integrata, come ricorda Calderone: da un equo compenso rafforzato (per il quale la presidente del Cup ha scritto al ministro del Lavoro Andrea Orlando) al ddl che solleva le categorie ordinistiche dalla «responsabilità professionale in caso di malattia», silurato, per ora, dalla Ragioneria dello Stato. Con l’addio al mito del professionista privilegiato e lo sguardo alla realtà di protagonisti della vita sociale che non possono essere abbandonati alle intemperie del mercato.