Processo civile in Aula da lunedì. Respinti gli emendamenti

Il Sole 24 Ore – 

Approda in aula alla Camera, per l’approvazione definitiva, uno dei provvedimenti cardine nel contesto Pnrr, la riforma della giustizia civile, con l’obiettivo di una riduzione del 40% della durata delle cause. La commissione Giustizia ne ha concluso l’esame, respingendo tutti gli emendamenti, evitando in questo modo un terzo passaggio parlamentare che avrebbe reso assai complicato il via libera entro la fine dell’anno, a causa dell’intreccio con l’approvazione della legge di bilancio. Cadono così le aspettative di modifica che da più parti erano state avanzate, in particolare su due profili: le nuove regole procedurali e, sul piano organizzativo, l’istituzione del Tribunale della famiglia. Sulle prime, il Cnf ha sottolineato come «il rischio maggiore è la probabile riduzione delle garanzie di difesa per i cittadini che chiedono giustizia. Sul testo di riforma del processo civile il Governo è intervenuto quasi unicamente con modifiche al codice e alla procedura, configurando un regime di preclusioni, sebbene affievolito, per i difensori e alimentando “filtri” che di fatto limitano il diritto di accesso alla giustizia dei cittadini. Un rischio che l’avvocatura aveva ravvisato fin dall’inizio e che non è giustificato dal raggiungimento della riduzione dei tempi dei procedimenti civili, per rispettare l’impegno del Governo con l’Europa ed accedere ai fondi del Recovery, a danno dei diritti costituzionali degli individui». E per il Csm, la deduzione per cui la durata del processo dipende dal rito adottato «dà per scontato ciò che dovrebbe invece provare, ovvero che sia il rito a determinare i tempi di celebrazione dei procedimenti in determinate materie e non altri fattori, quali la diversa complessità del contenzioso, dovuta all’incertezza della materia sostanziale e, in una certa misura, dalle risorse disponibili, dall’organizzazione giudiziaria e dall’interesse che può coltivare il convenuto o, in alcuni casi anche l’attore, ad una dilazione dei tempi di definizione del processo». Sulla seconda si concentrano le perplessità soprattutto della magistratura minorile che da subito ha contestato la forte espansione del giudizio monocratico in una serie di materie assai delicate, incrinando il valore della collegialità nella declinazione che da tempo fa del giudizio minorile un esempio tutto sommato efficace con la previsione di un collegio di quattro giudici di cui due togati e due esperti nelle scienze umane. Per l’Anm «nelle sezioni circondariali il contributo dei giudici onorari viene relegato all’Ufficio per il processo, al cui interno svolgerebbero funzioni di ausiliari del giudice monocratico togato. Si rischia così di non valorizzare il necessario contributo degli esperti anche in sede decisionale».