Tribunali sempre chiusi Bonafede ha sequestrato la giustizia

La Verita’ – 

Tribunali sempre chiusi Bonafede ha sequestrato la giustizia a pagina 9 • La scuola italiana è in pieno caos da Covid-19, ed è uno scandalo. Ma la giustizia si trova in una situazione anche più confusa, eppure nessuno sembra scandalizzarsene. Così Gian Domenico Caiazza, il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane, l’organizzazione di rappresentanza degli avvocati penalisti, ha deciso di denunciare «lo scandalo che si sta consumando nel Paese: la deliberata, irresponsabile paralisi della giurisdizione». Con una lettera dai toni particolarmente duri, inviata a tutti i 131 presidenti delle Camere penali territoriali, Caiazza critica il governo e sostiene che «le premesse della (formale) ripresa dell’attività giudiziaria sembrano replicare, se non peggiorare, quanto ci siamo appena lasciati alle spalle: il sintomo più significativo è che si parli della ripresa di ogni possibile attività scuola, discoteche, trasporti pubblici, alberghi, ristoranti fuorché di quella giudiziaria. E i segnali di aumento dei contagi preludono al peggio». Il presidente dei penalisti italiani attacca soprattutto il ministro grillino della Giustizia, Alfonso Bonafede, del quale contesta il colpevole silenzio: «Il Guardasigilli tace», scrive Caiazza, «e così tempi, modi e numeri della ripresa sono affidati all’arbitrio dei singoli uffici giudiziari, e soprattutto alle determinazioni dei sindacati del pubblico impiego». Per fare il punto della situazione, e presumibilmente per avviare poi una protesta su ampia scala, Caiazza ha chiesto a tutti i presidenti delle Camere penali territoriali di avviare un monitoraggio: a partire da oggi, l’Ucpi vuole conoscere il livello dell’attività di cancellerie e tribunali. Vuole sapere se vengano celebrati 0 meno i processi, quali siano le motivazioni degli eventuali rinvìi delle udienze, e quale sia la durata dei rinvìi. Già a metà maggio la situazione era a dir poco disastrosa: si stimava fossero stati rinviati a data da destinarsi 14.000 processi penali a Roma, 11.000 a Palermo, 10.000 a Napoli, 5.000 a Torino, 3.500 a Bologna. Molte udienze, si diceva allora, venivano fatte slittare anche più di un anno. A Milano, dove anche alcuni magistrati sono stati ricoverati per il Coronavirus, e dove a fine marzo il tribunale è andato parzialmente distrutto per un incendio che ha ridotto in cenere la cancelleria centrale dei giudici perle indagini preliminari, non risultano statistiche. Vinicio Nardo, penalista e presidente dell’Ordine degli avvocati milanesi, dice di aver «più volte invitato il ministero ad affrontare il problema della smaterializzazione degli atti», ma senza successo. «I tribunali avrebbero dovuto attrezzarsi come gli ospedali», protesta Nardo, «ed essere pronti a operare il prossimo ottobre con la stessa situazione che avevamo vissuto in marzo. Invece non è andata così». Il monitoraggio avviato dall’Unione delle Camere penali dovrebbe chiudersi in pochi giorni. Nella sua lettera, Caiazza chiede una risposta «entro venerdì 4 o al più tardi sabato 5 settembre», ma lascia intendere che la verifica dovrebbe proseguire la settimana prossima. «Le Camere penali», conclude nella lettera, «sapranno raccontare alla pubblica opinione la verità e la straordinaria gravità di questo autentico scandalo che si sta consumando nel Paese: la deliberata, irresponsabile paralisi della giurisdizione». È almeno da marzo che l’Ucpi lancia allarmi sulla situazione della giustizia penale. Il 14 maggio Caiazza si era detto «molto preoccupato», perché la fine del lockdown dei tribunali, decisa pochi giorni prima, non era servita a nulla. Il presidente dei penalisti segnalava che «si assiste al rinvio del 90% dei processi». Già allora le 131 Camere penali territoriali avevano disposto un monitoraggio dal quale era emerso che i procedimenti penali trattati oscillavano tra il 20 e il 25 per cento rispetto a quelli iscritti. I tempi dei rinvìi delle udienze erano scandalosi: come minimo si andava al gennaio 2021, ma c’erano casi eclatanti a Grosseto e Siena dove capitava che le udienze venissero fissate al 2023, o addirittura al 2024. Di fronte a quei dati disastrosi, tre mesi fa il ministero era rimasto in silenzio.